Lo scavo

Alcune riflessioni sui dati

Prime ipotesi interpretative al termine delle campagne di scavo 2017 e 2019

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Fase 1 – Le più antiche attestazioni dell’area: un quartiere produttivo?

Una importante informazione fornita dalla Soprintendenza, ha permesso di localizzare, pur se approssimativamente, alcune aree, esterne, ma adiacenti ai settori D e F, dove sono state rinvenute fornaci per la produzione di vasellame ceramico (fig. 46). Una presenza da considerare con attenzione in relazione al sito di Camerelle in corso di indagine. Dalle notizie raccolte sembra che dall’area delle fornaci provenissero reperti ceramici a vernice nera con tracce di evidenti difetti di cottura: i materiali sono ora con corso di studio da parte della Soprintendenza e dell’Università del Molise.

In relazione a tali informazioni è interessante notare che dai settori D e F, vicini alla localizzazione delle suddette fornaci, sono stati rinvenuti vari frammenti di ceramica a vernice nera, databili al IV-III secolo a.C., che presentano anch’essi evidenti difetti di cottura. Indizi questi che fanno ragionevolmente pensare a un grande quartiere produttivo che comprendeva, parte dell’area oggetto di indagine.

Fase 2 – Alluvione Torna su


In alcune sezioni di terra ancora visibili (fig.48), si può osservare la presenza di un interro piuttosto consistente di carattere alluvionale, che ha coperto strati di terra e murature riconducibili alla stessa fase 1, quella della produzione di vasellame. Numerosi i microrganismi e minuscoli resti malacologici raccolti mediante flottazione del terreno (Fig. 49-50).
Questo deposito alluvionale, assai consistente, dovette segnare una cesura netta, nella destinazione degli spazi e delle attività connesse di questo sito.

Fase 3 – Produzione di olioTorna su

La fase successiva all’evento alluvionale è riferibile a una produzione di olio attestata inequivocabilmente, nei settori F e G, da resti, imponenti, di strutture produttive: torchi, vasche e mole olearie (figg. 51-53). Si arriva, in altri termini, all’età medio-tardo repubblicana, e alle menzioni frequenti che di questo territorio fanno le fonti antiche.
Catone, le suo trattato (fig. 54) De Agricultura (CLV, 146), ma anche Plinio nella Naturalis Historia (XV, 8), altri autori parlano della produzione di olio dell’area di Venafro e della sua qualità, superiore a tutte le altre produzioni.
E’ interessante considerare che le numerose eccellenze che gli autori antichi associano alle produzioni caratteristiche dell’area venafrana, dalle pale alle corde per le presse e a molto altro (Catone, CXLIV, 135), porterebbero forse a immaginare, in quest’area, anche strutture più organizzate e imponenti rispetto alle produzioni olearie delle fattorie a carattere famigliare che siamo soliti riscontrare in questa come in altre aree della penisola.

“Oleam pendentem hac lege venire oportet: olea pendens in fundo Venafro venibit…” (Catone CLV, 146)
Bisogna mettere in vendita l’oliva sulla pianta con queste clausole: si venderà l’oliva della pianta, come nel territorio di Venafro.

Fase 4 – Calce, laterizi o altro?Torna su

All’abbandono dei torchi per la produzione dell’olio seguono, nelle stratigrafie dell’area, strati assai consistenti di cenere che, in passato, sono stati messi in relazione a un incendio che può aver interessato quasi l’intera struttura produttiva. Tuttavia è d’obbligo, sia sulla base delle corrispondenze stratigrafiche generali del sito, sia in relazione a quanto le fonti antiche riportano per le numerose e importanti attività produttive dell’area venafrana, considerare la possibilità che le frequentazione più tarde, qui attestate, possano essere messe in relazione ad attività produttive differenti come quelle di calce e/o di laterizi. Due possibilità sostenute da alcuni strati, assai consistenti, con particolari caratteristiche di materiali combusti; caratteristiche che non contrastano, almeno a un primo esame, con l’ipotesi di un susseguirsi di attività produttive. Ugualmente va vagliata con cura la presenza di grandi quantità di laterizi molti dei quali presentano evidenti difetti di cottura. Si tratta di interpretazioni non facili da dimostrare e che necessitano anche di specifici esami di laboratorio: difficoltà legate anche al fatto che soprattutto i forni per la calce venivano distrutti e ricostruiti ad ogni cottura, gli uni sugli altri. In questa direzione potrebbe essere essenziale una prosecuzione delle ricerche, successiva alle analisi di laboratorio, e al completamento dello scavo della struttura circolare, nella nuova area di scavo, scavata solo parzialmente.

Venafro: palas. Suessae et in Lucanis: plostra. Treblae Albae, Romae: dolia, labra. Tegulae ex Venafro (CXLIV, 135).
A Venafro: pale. A Suessa e in Lucania: carri. A Trebula Alba e a Roma: giare e vasche. Da Venafro provengono le tegole.

Localizzazione delle bocche di fuoco riconosciute nell’area