Lo scavo

I reperti mobili

Riguardo ai reperti mobili, si è proceduto in diverse direzioni:
1. verifica dello stato dei reperti raccolti negli scavi precedenti
2. microsurvey dell’area di scavo (cfr. p. 8),
3. studio dei reperti provenienti dallo scavo 2017.

All’inizio della campagna di scavo 2017 si è constatato che gran parte dei materiali rinvenuti nel corso degli scavi precedenti, provenienti in massima parte dalle trincee per la installazione dei sottoservizi, non erano stati lavati nè siglati, tanto che spesso risultavano poco sicuri alcuni riferimenti stratigrafici.

Si è proceduto quindi, in primo luogo, al lavaggio e alla siglatura dei reperti già scavati per metterli “al riparo” da possibili confusioni stratigrafiche oltre che a renderli più leggibili.

In secondo luogo, si è proceduto a un’analisi sommaria dei “reperti datanti”; è stata esaminata con particolare attenzione la “ceramica fine” (vernice nera, terra sigillata italica, terra sigillata africana, ceramica a pareti sottili) più utile a fornire qualche indicazione cronologica, tipologica e funzionale nel lungo periodo.
Pertanto si è potuto stabilire che l’arco cronologico dei materiali provenienti dalle trincee va dalla fine del IV-III sec. a.C. fino a coprire almeno la media età imperiale.

Tutti i reperti, sia da ricognizione che da scavo provenienti dalla campagna di scavo 2017, sono stati lavati, siglati e si è proceduto a una classificazione “di massima”.
La ricognizione di superficie (microsurvey) dell’area di scavo ha dato risultati ulteriori circa le prime fasi di frequentazione dell’area.

Dall’area più a nord, relativa ai settori D e F, provengono i frammenti più antichi, probabilmente da mettere in relazione alle fornaci ellenistiche già rinvenute nel corso di scavi condotti dalla Soprintendenza del Molise e situate in un’area limitrofa e assai prossima a quella interessata dagli attuali scavi archeologici.
Frammenti di bucchero, databili al V sec. a.C., provengono dai quadrati Z53 e i54, mentre frammenti di ceramica a vernice nera, databili tra il IV e il I sec. a.C., si concentrano nei quadrati c48, d49, c50, h50, l51; frammenti in vernice nera databili al II sec. a.C. provengono dai quadrati M62 ed e41.

Sono stati raccolti anche numerosi frammenti databili tra il I sec. a.C e il II sec. d.C., si tratta di ceramica a pareti sottili, terra sigillata italica e lucerne (provenienti dai quadrati d47, d48, c49, f50, b52, e54, l53, g57).
I frammenti più tardi provengono dai settori D, F e B (quadrati a52, e30, g19) e si tratta di ceramiche comuni di produzione locale che imitano le forme della ceramica africana da cucina e si collocano tra il II e il IV sec. d.C.

L’area di scavo con la divisione in settori

 

I reperti provenienti dallo scavo 2017

Per tutta la ceramica fine sono stati individuati anche i confronti tipologici utilizzando il criterio di quantificazione del calcolo della percentuale della circonferenza degli orli per valutare le presenze relative di classi di reperti, di provenienze differenti, fra di loro.
Particolare importanza ha assunto lo scavo del settore A, dove è stata individuata e parzialmente scavata una grossa struttura semicircolare (Amb. 23 – USM 485) al cui interno era presente una grande quantità di laterizi (US 543).
Dato il corposo numero di laterizi provenienti dallo scavo e di quelli accumulati ai bordi dell’area di scavo e non esaminati, è stato fatto un primo tentativo di classificazione.
Tutti i prodotti laterizi sono stati raccolti e suddivisi tra tegole e coppi (cfr. Allegati 8 e 9, I reperti mobili).

E’ stata abbozzata una suddivisione tipologica per morfologia (fig. 34), organizzata con un’immagine e una didascalia di riferimento per ogni tipo di laterizio.
Parallelamente per tutti i prodotti laterizi è stata impostata anche una tipologia delle argille che permetta, sulla base della schedatura, di incrociare le informazioni così da risalire ai centri di produzione. Alcuni frammenti, infatti, evidenziano in frattura una colorazione diversa degli impasti, potrebbe trattarsi di difetti di cottura e/o scarti di lavorazione.

Sono stati selezionati, inoltre, tutti quegli esemplari che riportavano segni differenti impressi, intenzionalmente o casualmente, nell’argilla ancora fresca e che avrebbero potuto fornire qualche indicazione riguardante le attività di lavorazione della fornace.
Oltre al notevole quantitativo di laterizi, il materiale proveniente dagli strati scavati nel 2017, è composto da ceramiche comuni, anfore (delle anfore sono stati rinvenuti quasi unicamente frammenti di pareti) e ceramiche fini.

Tra le ceramiche fini prevalgono le vernici nere, il cui arco cronologico va dal V sec. a.C. alla metà del II sec. a.C., ma la maggior parte dei frammenti si attesta tra il IV e il III sec. a.C. Sono stati inoltre riconosciuti alcuni frammenti di ceramiche a pareti sottili datati alla fine del I sec. a.C., tutti di imitazione locale. Quasi assenti risultano le ceramiche sigillate, questo dato sembrerebbe indicare una fase di abbandono delle strutture abitativo/produttive in età imperiale e un probabile successivo riutilizzo come officina produttiva (mattoni/calce?).