Una prima storia

Ipotesi sulla interpretazione delle tracce attestate e la loro successione nel tempo

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In questa animazione è schematicamente riportata una prima ipotesi di successione stratigrafica

 

Fase 1 – Le più antiche attestazioni dell’area: un quartiere produttivo?

Una preziosa informazione fornita dalla Soprintendenza ci ha permesso di localizzare, pur se approssimativamente, alcune aree, limitrofe a quella in esame, interessate dalla presenza di fornaci antiche per la produzione di materiale ceramico. Tale presenza andava quindi subito considerata in relazione al sito archeologico che stavamo indagando. Dalle notizie raccolte sembrava che dall’area delle fornaci provenissero reperti ceramici in vernice nera con tracce di difetti di cottura, attualmente in corso di studio da parte della Soprintendenza/Università del Molise.

Dal nostro microsurvey, nel settore (settore D) più vicino alla localizzazione delle fornaci già messe in luce, abbiamo raccolto diversi frammenti di ceramica a vernice nera (IV-III secolo a.C) che presentano anch’essi tracce di difetti di cottura; anche, negli interventi del 2015 erano stati raccolti frammenti simili, negli scassi dei sotto-servizi.

Inoltre, dalle aree scavate e già messe in luce negli anni precedenti, apparivano sezioni messe in luce trincee realizzate per le condutture del Casale apparivano evidenti strati di cenere e bruciato.

Tutti questi elementi permettono di immaginare un quartiere con l’impianto di strutture per la produzione di vasellame ceramico di notevoli dimensioni che arrivIno a comprendere almeno una parte dell’area in corso di scavo della quale, tale presenza rappresenta la testimonianza, al momento, più antica che varrebbe la pena, in futuro approfondire con nuovi interventi.

Fase 2 – Alluvione Torna su


Procedendo nella pulizia accurata del settore E e del settore F, soprattutto in corrispondenza delle sezioni degli scavi recenti, sono emersi ancora interessanti strati che in seguito a un’attenta osservazione sono stati interpretati come degli strati di deposizione alluvionale.
Un deposito che deve aver coperto alcune delle strutture preesistenti dalla fase precedente. Non funziona più il quartiere delle fornaci e sulla sedimentazione degli strati alluvionali sarà la preparazione per la nascita della successiva frequentazione del sito.

Fase 3 – Fattoria Torna su


Le strutture presenti nel Settore E e in parte nel settore F e G, sono senz’altro pertinenti a impianti per la produzione di olio. In questa fase che probabilmente inizia nel II secolo a.C. viene costruita una fattoria. Un insediamento in cui si vive e soprattutto si produce olio, e altri beni agricoli o attrezzi utili al lavoro agricolo.
Tra le strutture conservate nel sito di Camerelle sono evidenti nel Settore D le basi in pietra calcarea per le mole e resti di doli (contenitori per la conservazione dell’olio) nel settore G la base per una pressa funzionale alla produzione di olio. Anche le pietre delle mole rinvenute in modo sporadico durante i lavori per i sotto-servizi, non lasciano spazio a dubbi sulla funzione dell’edificio in età Repubblicana.
A Venafro a partire dal III – II secolo a.C. si diffondono numerose fattorie. L’olio di Venafro è considerato dai romani tra i più buoni sul mercato, testimonianza ne sono diverse diverse fonti antiche .
La prosecuzione degli scavi in questo settore permetterà di identificare tutti gli elementi utili a definire meglio l’arco cronologico di vita della fattoria e di eventuali sue trasformazioni.

Fonti antiche:
Catone ricorda che per valutare la produzione delle olive è bene utilizzare i metodi in usa a Venafro (Cato, XLVI) “Oleam pendentem hac lege venire oportet. Olea pendens in fundo Venafri venibit” e ricorda Venafro per la qualità del suo olio per la produzione di pale e tegole di ottima qualità (Cato, CXXXV).
Plinio il Vecchio (Nat Hist. XV) giudica quello di Venafro l’olio migliore prodotto nel mediterraneo “Principatum in hoc quoque bono obtinuit Italia toto orbe, maximo in agro Venafro…. reliquum certamen inter Istriae terram et Beticae par est...”

Fase 4 – Officina produttiva Torna su



La pulizia analitica di tutto il settore F e di parte del settore A ha evidenziato elementi particolarmente utili a far delineare piano piano il quadro della trasformazione del sito. Sono stati individuati in superficie diversi punti di combustione assimilabili a bocche di fornaci ormai distrutte, almeno 9 sono perfettamente riconoscibili in tutta l’area di scavo. In particolare nel settore F, la trincea scavata in tempi recenti per l’impianto della fognatura, ha restituito la sezione di una stratificazione di ceneri, terra concotta di colore rosso, e frammenti di mattoni con bruciature in sezione, segno di difetti di cottura. La distribuzione capillare di queste tracce insieme a la quantità notevole di frammenti di mattoni e tegole sparse per tutto il sito oltre che presente nei diversi strati ha portato il pensiero a un impianto piuttosto importante per la produzione di mattoni.
D’altronde la produzione di tegole di particolare qualità e in generale di oggetti di terracotta è particolarmente nota a Venafro e nel suo territorio. In particolare a Venafro si producevano, tra le altre, tegole di eccezionali dimensioni.

In questa animazione vengono evidenziati i ritrovamenti dello strato 2

Prospettive di lavoro per il 2018/19 Torna su

Alla luce di queste prime interpretazioni sulle fasi di vita del sito archeologico di Camerelle, sono molti gli interrogativi che ci si pone. I risultati sulle prossime analisi di laboratorio che verranno effettuate sui mattoni, ma anche quelle realizzata sulla campionatura delle malte prelevate dalle strutture murarie, forniranno ulteriori dati. Tali dati potranno confermare interpretazioni preliminari o suggerire nuovi interrogativi. Proprio sulla base di tali interrogativi sarà possibile progettare nuovi interventi successivi, finalizzati al chiarire in maniera più dettagliata la lunga storia di Camerelle.