Lo studio delle fonti antiche

Cominciando a sfogliare i testi antichi

Alla base del lavoro di ricerca archeologica c’è lo studio delle teti antichi. È un lavoro lungo e impegnativo. In questa pagine è possibile consultare la prima parte di questo lavoro.

Introduzione

Testo indroduttivo sul lavoro sulle fonti alta Valle del Volturno si apre lungo la dorsale dell’Appennino Centrale, circondata dai Monti della Meta e dalla catena del Matese, attraversata dal Fiume Volturno. Si tratta di un territorio generoso che tocca i confini con il Lazio e la Campania, una posizione tanto favorevole al suo sviluppo, raggiungibile fin dai tempi più antichi dal fiume navigabile, da importanti tracciati viari e lunghi tratturi legati alla transumanza. Un luogo suggestivo, ricco di storia, e decantato fin dall’età romana, toccato da eventi e trasformazioni interessanti dai tempi più antichi fino all’età contemporanea.

Testi Catone

Catone VIII, 6.1-2 AGRUM QUIBUS LOCIS CONSERAS
[1] Agrum quibus locis conseras, sic observari oportet: ubi ager crassus et laetus est sine arbori bus, eum agrum frumentarium esse oportet; idem ager si nebulosus est, rapa, paphanos, milium, panicum, id maxime seri oportet; in agro crasso et caldo, oleam conditivam, radium maiorem , Sallentinam, orcite, poseam, Sergianam, Colminianam, albicerem, quam eareum in iis locis optimam dicent esse, eam maxime serito; hoc genus oleae in XXV aut in XXX pedes conserito. [2] Ager oleto conserundo, qui in ventum Favonium spectabit et soli ostentus erit; alius bonus nullus erit. Qui ager frigidior et macrior erit, ibi oleam Licinianam seri oportet; sin in loco crasso aut calido severis, hostus nequam erit et ferundo arbor peribit et muscus ruber molestus erit.

COME DISTRIBUIRE LE SEMINE NEL FONDO
[1] La distribuzione delle semine nel fondo va effettuata così: dove il terreno è grasso e fertile, senza alberi, bisogna che lo si destini a cereali; lo stesso tipo di terreno, se è umido, va seminato soprattutto a rape, ravanelli, miglio, panìco; in un terreno grasso e caldo semina olive da condire, olive allungate da conservare, olive salentine, orchite, posea, sergiana, colminiana, albicera, soprattutto quella tra tutte queste qualità che nella zona diranno essere la migliore; le piante di olivo del tipo prescelto vanno collocate a intervalli di 25 o 30 piedi. [2] Per piantare l’oliveto sarà adatto il terreno volto in direzione del favonio e esposto al sole; nessun altro tipo di terreno sarà adatto. Se il terreno sarà più freddo e magro, bisogna piantare l’olivo liciniano; se invece questo tipo di olivo pianterai in un terreno grasso o caldo, il prodotto sarà mediocre e l’albero si esaurirà per eccesso di produzione e verrà attaccato dal muschio rosso.


Catone IX, 7.1 DE FUNDO SUBURBANO
[1] Fundum suburbanum arbustum maxime convenit habere: et ligna et virgae venire possunt, et domino erit qui utatur. In eodem fundo suum quidquid conseri oportet: vitem compluria, Aminnium minusculum vino et maius et Apicium;

COME DISTRIBUIRE LE SEMINE NEL FONDO
[1] Il fondo suburbano deve soprattutto essere tenuto ad alberi: così legna e fascine possono essere vendute e ne disporrà il padrone. Nello stesso tipo di fondo bisogna piantare tutto quello che vi si adatta: vite per lo più, aminnea piccola da vino, grande ammina e l’apicia.


Catone XXXIV, 31 AD OLEAM COGENDAM QUAE PARES. OLEAM COGENDAM ET EFFICIENDAM LOCATO
[1] Ad oleam cogendamquae opus parentur. Vimina matura, salix per tempus legatur, uti sit unde corbulae fiant et veteres sarciantur. Fibulae unde fiant aridae iligneae, ulmeae, nucae, ficulneae fac in stercus aut in aquam coniciantur; inde, ubi opus erit, fibulas facito. Vectes iligneos, acrufolios, laureos, ulmeos facito uti sient parati. [2] Prelum ex carpino atra potissimum facito. Ulmeam, pineam, nuceam, hanc atque aliam materiem omnem cum effodies, luna decrescente eximito postmeridie sine vento Austro; tum erit tempestiva, cum semen suum maturum erit, cavetoque per errorem trahas aut doles. Quae materies semen non habebit, cum glubet, tempestiva erit. Vento Austro caveto ne quam materiem neve vinum tractes nisi necessario.

COSA PREPARARE PER LA RACCOLTA DELLE OLIVE. DA’ IN APPALTO LA RACCOLTA E LA PREPARAZIONE DELLE OLIVE
[1] Si prepari ciò che è necessario per la raccolta delle olive. Si raccolgano per tempo giunchi maturi e rami di salice, perché ci sia a disposizione materiale per fabbricare ceste nuove e riparare le vecchie. Fa’ mettere nel letame o in acqua rami secchi di leccio, olmo, noce, fico, con cui costruire ganci; con questi appunto, quando ve ne sarà bisogno, fabbrica i ganci. Fa’ di tener pronte sbarre di leccio, di agrifoglio, d’alloro, d’olmo. [2] Fa’ preferibilmente con carpino nero il palo pressore. Quando sradicherai olmi, pini, noci e tutti gli altri tipi di legname, abbattili a luna calante, dopo mezzogiorno, senza che spiri il vento d’austro; saranno pronti per il taglio quando i rispettivi semi saranno maturi; evita di trasportare i tronchi o di sgrossarli quando c’è rugiada. Gli alberi che non danno seme saranno pronti per il taglio quando perderanno la scorza. Guardati dal mettere in lavorazione legname o vino quando spirerà il vento austro, a meno che non sia proprio necessario.


Catone XLIV, 38.1-4 DE FORNACE CALCARIA
[1] Fornacem calcariam pedes latam X facito, altam pedes XX, usque ad pedes tres summam latam redigito. Si uno praefurnio coques, lacunam intus magnam facito, uti satis siet ubi cinerem concipiat, ne foras sit educendus, fornacemque bene struito; facito fortax totam fornacem infimam complectatur. [2] Si duobos praefurnis coques, lacuna nihil opus erit; cum cinere eruto opus erit, altero praefurnio eruito, in altero ignis erit. Ignem caveto ne intermittas quin sempre siet, neve noctu neve ullo tempore intermittatur caveto. Lapidem bonum in fornacem quam candidissimum, quam minime varium indito. [3] Cum fornacem facies, faucespraecipites deorsum facito; ubi satis foderis, tum fornaci locum facito, uti quam altissima et quam minime ventosa siet. Si parum altam fornacem habebis ubi facias, lateres summam statuito aut caementis cum luto summamque extrinsecus oblinito. [4] Cum ignem subdideris, si qua flamma exibit nisi pr orbem summum, luto oblinito. Ventus ad praefurnium caveto ne accedat, inibi Austrum caveto maxime. Hoc signi erit, ubi calx cocta erit: summos lapides coctos esse oportebit; item infimi lapides cocti cadente t flamma minus fumosa exibit.

LA FORNACE DA CALCE
[1] Costruisci la fornace da calce larga 10 piedi, alta 20 piedi; verso la sommità, riduci la larghezza a 3 piedi. Se cuocerai con forno a bocca unica, fa’ all’interno una cavità di misura sufficiente a contenere la cenere, in modo che quest’ultima non debba essere tratta fuori, e costruisci bene la fornace facendo sì che il basamento ne abbracci tutto il fondo. [2] Se invece cuocerai con forno a due bocche non vi sarà alcun bisogno di cavità da cenere: infatti quando sarà necessario togliere la cenere, toglila da una delle imboccature, mentre nell’altra ci sarà il fuoco. Bada di non trascurare che il fuoco sia sempre acceso e guarda che non si spenga né di notte né in alcun altro momento. Usa per la fornace pietra buona quanto più bianca e quanto meno macchiata possibile. [3] Quando costruirai la fornace , fa’ sì che la sua bocca sia in pendenza verso il basso; quando avrai scavato a sufficienza, prepara l’impianto della fornace, in modo che essa sia quanto più profonda e quanto più riparata dal vento. Se disporrai di un luogo adatto per costruire una fornace poco profonda , costruirai la parte superiore in mattoni o in pietrame legato con argilla e intonacala, questa parte superiore, all’esterno. [4] Quando avrai acceso il fuoco, se le fiamme usciranno da qualche altra parte oltre che attraverso la sommità della canna fumaria rotonda, chiudi (le fessure) con malta. Poni attenzione che il vento non entri attraverso la bocca della fornace, soprattutto che non v’entri il vento austro. Ecco la spia che la calce sarà cotta: bisognerà che siano cotte le pietre superiori; in tal caso saranno cotte anche le pietre inferiori e si sfalderanno, per cui la fiamma emetterà minor quantità di fumo.


Catone XLV, 38.5 SI LIGNA ET VIRGAS NON POTERIS VENDERE
[5] Si ligna et virgas non poteris vendere neque lapidem habebis unde calcem coquas, de lignis carbones coquito. Virgas et sarmenta, quae tibi usioni supererunt, in segete comburito: ubi eas combusseris, ibi papaver serito.

SE NON POTRAI VENDERE LEGNAME E FASCINE
[5] Se non potrai vendere legname e fascine e non avrai pietra per preparare la calce, con la legna potrai fare carbone. Le fascine e i sarmenti che ti avanzeranno per tuo uso, bruciali sui campi; nel terreno in cui li avrai bruciati semina papaveri.


Catone LVIII, 50.1-2 PRATA QUO MODO STERCORENTUR
[1] Prata primo vere stercorato luna silenti. Quae inrigiva non erunt, ubi favonius flare coeperit, cum prata defendes, depurgato herbasque malas omnis radicitus effodito. Ubi vineam deputaveris, acervum lignorum virgarumque facito. Ficos interputato et in vinea ficos subradito alte, ne eas vitis scandat. Seminaria facito et vetera resarcito. Haec facito, antequam vineam fodere incipias. [2] Ubi daps profanata comestaque erit, verno arare incipito. Ea loca primum arato, quae siccissima erunt, et quae crassissima et aquosissima erunt, ea postremum arato, dum ne prius obdurescant.

COME CONCIMARE I PRATI
[1] Concima i prati in primavera, a luna nuova; quelli che non sono irrigui, concimali quando comincerà a spirare il favonio. Quando deciderai di chiudere i prati al pascolo, ripuliscili ed estirpa dalle radici le male erbe. [2] Dopochè avrai potato la vigna, fa’ un cumulo di legna e di sarmenti. Pota tutto intorno i fichi e in quelli della vigna taglia i rami inferiori fino a una certa altezza dal terreno, perché la vite non vi si arrampichi. Prepara vivai nuovi e ripara i vecchi; e compi tutte queste operazioni prima di cominciare a zappare la vigna.


Catone 55 DE LIGNIS DOMINI.
[1] Ligna domino in tabulato condito; codicillos oleagineos, radices in acervo sub dio: metas facito.

COME CONCIMARE I PRATI
[1] La legna per il padrone riponila sul tavolato; i ciocchetti d’olivo, le radici in un mucchio all’aperto, facendone cataste.


Catone CXXIX, 130 LIGNA AMURCA SPARGANTUR
[1] Codicillos oleagineos et cetera ligna amurca cruda perspargito et in sole ponito, perbibant bene. Ita neque fumosa erunt et ardebunt bene.

SI COSPARGA DI MORCHIA LA LEGNA DA ARDERE
[1] Cospargi completamete i ciocchetti d’ulivo e gli altri tipi di legna da ardere con morchia cruda e ed esponili al sole; lascia che se ne imbevano bene. Così non faranno fumo e bruceranno bene.


Catone CXLIV, 135 TUNICAE ET CETERAE RES UBI EMANTUR
[1] [Tunicae et ceterae res ubicumque emantur] Romae: tunicas, togas, saga, centones, sculponeas. Calibus et Menturnis: cuculliones, ferramenta, falces, palas, ligones, secures, ornamenta, murices, catellas; Venafro: palas. Suessae et in Lucanis: plostra. Treblae Albae, Romae: dolia, labra. Tegulae ex Venafro. [2] Aratra in terram validam Romanica bona erunt; in terram pulleam Campanica; iuga Romanica optima erunt - vomeris indutilis optimus erit - Trapeti Pompeis, Nolae, ad Rufri maceriam. Claves, clostra Romae. Hamae, urne oleariae, urcei aquarii, urnae vinariae, alia vasa ahenea Capuae, Nolae; [3] fiscinae Campanicae Capuae utiles sunt. Funes subductarios, spartum omne Capuae; fiscinas Romanicas Suessae, Casino; optimae erunt Romae.
Funem torculum si quis faciet, Casini L. Tunnius, Venafri C. Mennius L. f.; eo indere oportet coria bona VIII nostratia recentia quae depsta sient, quam minimum sallis habeant; ea depsere et unguere unguine prius oportet, tum siccare. [4] Funem exordiri oportet longum p(edes) LXXII; toros III habeat, lora in toros singulos VIIII lata digitos II; cum tortus erit, longus p(edes) XLVIIII; in conmissura abibit p(edes) III, rel(icum) erit p(edes) XLVI; ubi extentus erit, accedent p(edes) V: longus erit p(edes) LI. Funem torculum extentum longum esse oportet p(edes) LV maximis vasis, minoribus p(edes) LI. [5] Funem loreum in plostrum iustum p(edes) LX, semifunium p(edes) XLV, lora retinacula in plostrum p(edes)XXXVI, ad aratrum p(edes) XXVI, lora praeductoria p(edes) XXVII S, subiugia in plostrum lora p(edes) XIX, funiculum p(edes) XV, in aratrum subiugia lora p(edes) XII, funiculum p(edes) IIX.
[6] Trapetos latos maximos p(edes) IIIIs, orbis altos p(edes) IIIs, orbis medios, ex lapricidinis cum eximet, crassos pedem et palmum, inter miliarium et labrum p(edes) I digitos II, labra crassa digitos V. Secundarium trapetum latum p(edes) IIII et palmum, inter miliarium et labrum pes unus digitus unus, labra crassa digitos V, orbis altos p(edes) III et digitos V, crassos p(edem) I et digitos III. Foramen in orbis semipedem quoquo versum facito. [7] Tertium trapetum latum p(edes) IIII, inter miliarium et labrum p(edem) I, labrum digitos V, orbis altos p(edes) III digitos III, crassos p(edem) I et digitos II. Trapetum ubi arvectum erit, ubi statues, ibi commodato concinnatoque.

DOVE SI POSSANO COMPRARE TUNICHE E ALTRI ARTICOLI
[1] Dove si possono comprare tuniche e altri articoli. A Roma tuniche, toghe, mantelli, panni vari, zoccoli; a Cales e a Minturno cappucci, oggetti di ferro, falci, pale, zappe, scuri, finimenti, punte di ferro, catenelle; a Venafro, pale; a Suessa e in Lucania carri; a Trebula Alba e a Roma, giare e vasche; da Venafro provengono le tegole. [2] Quanto agli aratrri, buoni quelli romani per terreni duri, quelli campani per la terra nera; ottimi i gioghi romani ( i vomeri intercambiabili sono i migliori); i torchi si comprano a Pompei, a Nola, al muro di Rufrio; le chiavi e le serrature, a Roma; secchie, urne da olio, orci da acqua, urne da vino, altri tipi di recipienti di bronzo a Capua e a Nola. [3] Di qualità scadente risultano le corbule campane; le funi da sollevamento e ogni tipo di cordame s’acquistano a capua; le corbule romane a Suessa e a Cassino – le migliori si troveranno a Roma.
Se qualcuno dovrà far fare una fune da torchio, (sappia che) a Cassinole fa Lucio Tunnio, a Venafro Gaio Mennio figlio di Lucio; a tale scopo bisogna usare 8 pelli buone della nostra zona, nuove, ben conciate e che abbiano la minor quantità possibile di sale; bisogna prima conciarle e ungerle di grasso, poi farle seccare. [4] Bisogna impostare tale fune della lunghezza di 72 piedi; abbia 3 capi, ognuno dei quali abbia 9 strisce di 2 dita di larghezza; quando sarà ritorta, la fune sarà lunga 49 piedi; a causa dei raccordi, la fune diminuirà di 3 piedi, resterà lunga 46 piedi, ma quando sarà distesa guadagnerà 5 piedi e alla fine sarà lunga 51 piedi. Bisogna che la lunghezza della fune da torchio, una volta distesa, si adi 55 piedi per le attrezzature più grosse, di 51 per quelle più piccole. [5] La correggia di cuoio, destinata al carro, di misura normale va fatta di 60 piedi; la mezza correggia, di 45 piedi; le briglie di cuoio per carro, di 36 piedi, quelle per aratro, di 26 piedi; le corregge da tiro, di 27 ½ piedi, la relativa funicella, di 15 piedi; le corregge sottogiogo per aratro, di 12 piedi, la relativa funicella, di 8 piedi. [6] I frantoi da olive più gradi son larghi 4 ½ piedi, le relative mole alte 3 ½ piedi; la parte centrale della mola, spessa un piede e un palmo quando la si ritira dalla bottega; tra la colonnetta centrale e i bordi, un piede e 2 dita; i bordi spessi 5 dita. Il secondo frantoio deve essere largo 4 piedi e un palmo; tra la colonnetta centrale e i bordi , un piede e un dito; i bordi, spessi 5 dita: le mole, alte 3 piedi e 5 dita, spesse un piede e 3 dita; pratica nelle mole un foro di ½ piede quadrato. [7] Il terzo frantoio deve essere largo 4 piedi; tra la colonnetta centrale e il bordo, un piede; il bordo, spesso 5 dita; le mole, alte 3 piedi e 3 dita, spesse un piede e 2 dita. Quando il frantoio ti sarà stato portato, montalo e mettilo a punto direttamente là dove lo vorrai sistemare.


Catone CLIII, 144 LEX OLEAE LEGENDAE
[1] Oleam legendam hoc modo locare oportet: oleam cogito recte omnem arbitratu domini, aut quem custodem fecerit, aut cui olea venierit: oleam ne stringito neve verberato iniussu domini aut custodis; si adversus ea quis fecerit, quod ipse eo die delegerit, pro eo nemo solvet neque debebitur. [2] Qui oleam legerint, omnes iuranto ad dominum aut ad custodem sese oleam non subripuisse neque quemquam suo dolo malo ea oletate ex fundo L. Manli. Qui eorum non ita iuraverit, quod is legerit omne, pro eo argentum nemo dabit neque debebitur. Oleam cogi recte satis dato arbitratu L. Manli. Scalae ita uti datae erunt, ita reddito, nisi quae vetustate fractae erunt. Si non erunt reddet eaeque arbitratu reducetur. [3] Si quid redemptoris opera domino damni datum erit, resolvito; id viri boni arbitratu deducetur. Legulos, quot opus erit, praebeto et strictores. Si non praebuerit, quanti conductum erit aut locatum erit deducetur; tanto minus debebitur. De fundo ligna et oleam ne deportato; qui oleam legerit, qui deportarit, in singulas deportationes SS n(ummi) II deducentur neque id debebitur. [4] Omnem oleam puram metietur modio oleario. Adsiduos homines L praebeto, duas partes strictorum praebeto. Nequis concedat, quo olea legunda et facienda carius locetur, extra quam si quem socium in praesentiarum dixerit; si quis adversum ea fecerit, si dominus aut custos volent, iurent omnes socii; si non ita iuraverint, pro ea olea legunda et faciunda nemo dabit neque debebitur ei qui non iuraverit.
[5] Accessiones: in (modios) MCC accedit oleae salsae (modii) V, olei puri p(ondo) VIIII, in tota oletate aceti q(uadrantalia) V. Quod oleae salsae non acceperint, dum oleam legent, in modios singulos s(estertii) s(inguli) dabuntur.

CONTRATTO PER LA RACCOLTA DELLE OLIVE
[1] La raccolta delle olive va appaltata in questi termini: (l’appaltatore) raccolga onestamente tutte le olive secondo il volere del padrone o di colui, che il padrone ha designato come custode, o di colui, cui le olive sono state vendute; non colga le olive e non le bacchi senza ordine del padrone o del sorvegliante; se qualcuno agirà diversamente, per tutto ciò che avrà raccolto in giornata non lo si pagherà né gli si dovrà alcunché. [2] Coloro che abbiano effettuato il raccolto giurino tutti al padrone o al custode che né essi in prima persona né altri con la loro complicità hanno sottratto olive dalla proprietà di L. Manlio durante la raccolta; a quello di raccoglitori, che non presterà tale giuramento, per tutto quanto avrà raccolto nessuno darà niente e niente sarà dovuto. Dia garanzia, secondo la volontà di L.Manlio, che il raccolto delle olive verrà effettuato con tutta onestà. Restituisca le scale nelle stesse condizioni in cui le ha ricevute, con l’eccezione di quelle che si saranno rotte perché vecchie; se non verranno restituite, se ne dedurrà il valore dal compenso dovuto in misura equa, sotto arbitrato di un uomo onesto. [3] Se per opera dell’appaltatore qualche danno verrà arrecato al padrone, lo si risarcisca: si opererà una trattenuta sul compenso, sotto arbitratori un uomo onesto. Fornisca raccoglitori e coglitori in numero adeguato al fabbisogno; se non li fornirà, si tratterrà una somma pari alla spesa sopportata per la conduzione di manodopera o per il (nuovo) appalto e tale somma non sarà dovuta. Non porti via dalla proprietà né legname né olive; chi raccoglierà abusivamente le olive, chi ne porterà via, per ogni episodio di asportazione subirà una detrazione di 2 sesterzi, che non gli saranno dovuti. [4] Si misurerà tutto il quantitativo di prodotto ripulito, con il moggio da olive. Si devono procurare 50 uomini fissi, due terzi dei quali coglitori. Che nessuno si ritiri (dal suo compito) per andare in luogo dove si può guadagnare di più dalla raccolta e dalla lavorazione delle olive, a meno che non designi subito un sostituto; se qualcuno farà diversamente, a richiesta del padrone o del custode tutti i compagni giurino; se non presteranno giuramento, chi non avrà giurato non verrà pagato e niente gli sarà dovuto per la raccolta e la lavorazione delle olive.
[5] Supplementi: per 1200 moggi raccolti si daranno 5 moggi d’olive salate e 9 libbre d’olio puro; per tutta la raccolta, 5 sesterzi e 5 quadrantali d’aceto; quanti non abbiano ricevuto la quantità spettante di olive salate durante la raccolta, avranno un sesterzio per ogni moggio di olive.